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Capitale italiana della cultura 2025: ritirata candidatura di Lanciano

L'amministrazione comunale ha ritirato la candidatura della città frentana dal bando del Ministero della Cultura

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Lanciano non sarà capitale della cultura, o per lo meno non lo sarà nel 2025. Infatti, l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Filippo Paolini, ha ritirato la candidatura della città frentana al bando del Ministero della Cultura.

La decisione è stata comunicata dal sindaco Paolini e dal vicesindaco ed assessore alla cultura, Danilo Ranieri, durante l’audizione in commissione.

Secondo l’amministrazione ci sarebbe stato troppo poco tempo per redigere un progetto corposo adatto alla situazione, ma soprattutto non si vuole pregiudicare la possibilità di presentare una nuova candidatura l’anno prossimo per essere capitale della cultura nel 2026.

Dobbiamo ricordare che, in caso di fallimento di quella che doveva essere la proposta lancianese al Mibact, sarebbe stata la seconda bocciatura per il comune di Lanciano, dopo la bocciatura della proposta avanzata dall’ex sindaco Mario Pupillo.

Questa scelta non è andata, però, giù all’ex assessore alla cultura ed attuale consigliere di minoranza nel consiglio comunale, Marusca Miscia, che l’ha definito: “Ennesima promessa non mantenuta, ennesima occasione sciupata per una giunta senza ambizioni degne di una città dalla storia e dalla cultura importante come Lanciano.”

“Qualcuno potrebbe dire che è mancato il tempo necessario, - prosegue l’ex assessore - ma la giunta di Sulmona si è insediata lo scorso anno insieme a quella di Lanciano ed è regolarmente in corsa: a dimostrazione che chi vuole e si impegna riesce. Si tratta, quindi, dell’ennesimo proclama senza seguito dell’assessore Ranieri, molto bravo a lanciare progetti che poi vengono smentiti dal tempo.”

Poi Miscia torna sul progetto presentato dall’allora amministrazione Pupillo: “Nel settembre 2017 il Comune di Lanciano – aggiunge – presentò un documento che ovviamente puntava sulle ricchezze artistiche e culturali, sul Miracolo Eucaristico e che ben si accordava con le ricorrenze spirituali del 2020, anno che straordinariamente faceva coincidere la Pasqua delle tre religioni monoteiste.”

“Elaborare il documento fu un percorso impegnativo e di coinvolgimento di personalità del territorio, associazioni, enti. - spiega la consigliera di minoranza - Una fatica non indifferente che non riuscì ad entrare nella top ten ma ci permise di elaborare un prodotto che in fondo, era e può essere un “piano regolatore” del progetto culturale di Lanciano. Le città partecipanti erano 46, tra le quali Teramo in Abruzzo: fu Parma ad aggiudicarsi il bando del Mibact.”

Inoltre, la Miscia ricorda quali erano i punti salienti di quel progetto: “Amareggia ulteriormente sapere della mancata partecipazione per il 2025 perché i candidati sono solo 15 e soprattutto il 2025 sarà l’anno del secondo Giubileo di Papa Francesco dedicato al tema dell'eucaristia, con Lanciano che custodisce da secoli il Miracolo eucaristico più importante e riconosciuto al mondo, meta di pellegrinaggi internazionali.  Quella impostazione con il tema “la cultura dell’anima”, con forte imprinting religioso e spirituale per la presenza del Miracolo Eucaristico, avrebbe avuto una chance in più, anche alla luce del messaggio di pace in questo periodo di guerre, conflitti razziali e religiosi. Una congiunzione astrale, come è stata definita da un giornalista, che Lanciano non ha saputo sfruttare. “

“Ma a prescindere dall’esito, - conclude, infine Marusca Miscia - sempre arduo per una piccola realtà, la giunta Paolini ha mancato l’obiettivo di presentare la propria candidatura dopo gli annunci di giugno. Intanto auguri a Sulmona e Pescina, uniche città a rappresentare l'Abruzzo in questa ristretta rosa di quindici località.”

Dal canto suo il vicesindaco Ranieri ha ribadito come il documento del 2017 non era presentabile dal momento che è stato scartato subito. Oltre a ciò, si fa sapere che, dai contatti avuti con una società specializzata nella pianificazione di tali progetti, è venuta fuori la necessità di avere almeno otto mesi di tempo per stilare una risposta corposa ed adeguata al bando. 

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