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È polemica ad Atessa sul rosario indetto in riparazione ai gaypride

Monta la polemica nei social sul rosario promosso dalla Compagnia di San Giuseppe di Atessa in riparazione al Gaypride e alle blasfemia anticattoliche

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Nei giorni scorsi è apparso in un gruppo social atessano un post, pubblicato dalla pagina “Compagnia San Giuseppe di Atessa”, che annuncia la celebrazione di un Santo Rosario di riparazione ai gay pride e alle blasfemie anticattolica.

La Compagnia di San Giuseppe,  secondo quanto riportato sulla loro pagina Facebook, è un’associazione che si prefigge gli scopi di difendere la Tradizione immutata e incorruttibile della Fede Cattolico, di preservare e tramandare le forme rituali e musicali proprie alla tradizione romana della Santa Messa Tridentina.

La celebrazione, si legge  nell’evento social, è prevista per Domenica, 26 giugno, alle ore 19:00 nella chiesa di Santa Maria degli Angeli presso il convento di San Pasquale in contrada Vallaspra di Atessa.

Già pochi minuti dopo la pubblicazione del post sono arrivati i primi commenti da parte degli utenti del web. La maggior parte sono parole di sdegno verso i promotori della cerimonia.

Tra cui possiamo leggere anche il commento ironico della candidata consigliera comunale della lista Uniti per Atessa, Maria Deborah Cieri, che scrive: “Perché nascondere la propria indole omofoba e intollerante dietro un'appartenenza religiosa che se fosse vera e totale virerebbe in un'altra direzione di pensiero? Fate outing anche voi   ”

La polemica impazza e molti utenti dicono la loro, gridando vergogna contro gli autori del post. “Ma veramente state dicendo? Siamo tornati nel Medioevo? Forse aveva ragione il parroco a non farvi usare la chiesa. VERGOGNATEVI!” commenta un’utente.

L'unica cosa giusta – afferma un altro utente -  scritta in questo post è: Che il Signore salvi la Chiesa dalle conseguenze delle colpe degli uomini della Chiesa. Corruzione, pedofilia, avarizia e chissà cos'altro, ecco le colpe degli uomini della Chiesa. Amare non è mai una colpa.”

I commenti si susseguono a decine e il tenore non è dei più rosei verso l’iniziativa indetta dal gruppo cattolico atessano. Molti cittadini arrabbiati invitano a pregare per la risoluzione dei problemi interni alla Chiesa cattolica o per il popolo Ucraino.

L’associazione religiosa replica alle accuse con una lunga risposta dove, a sua difesa, cita anche alcuni passi delle sacre scritture: “L’Apostolo San Paolo esclude i sodomiti dalla salvezza. Il Nuovo Testamento non fà che confermare, con parole ancor più vigorose, questa condanna. In alcuni passi tratti dalle sue Lettere, San Paolo, l’Apostolo delle Genti, ci da una spiegazione profonda della rovina di Sodoma e Gomorra, collegando l’omosessualità con l’empietà, l’idolatria e l’omicidio. «Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, fino al punto di disonorarsi a vicenda i corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato la creatura al posto del Creatore benedetto nei secoli. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno mutato le unioni secondo natura quelle contro natura; allo stesso modo gli uomini, lasciando l’unione naturale con le donne, si sono accesi di passione fra maschi, ricevendo così in loro stessi la punizione che si addice al loro traviamento […]. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che condanna a morte chi commette tali azioni, essi non solo le commettono, ma persino approvano chi le compie» (Rm 1, 24-32). «La Legge non è fatta per il giusto, bensì per i cattivi e i ribelli, gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, i parricidi e i matricidi, gli impudichi e i sodomiti […] e per qualunque altro vizio contrario alla sana dottrina» (1 Tm 1, 9-10). Escludendo dalla salvezza coloro che praticano il vizio contro natura, l’Apostolo pronuncia per loro una condanna ben più grave della morte fisica: quella della morte eterna. «Non illudetevi! Né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti […] erediteranno il Regno di Dio»! (1 Cor, 6, 9-10).”

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