Nuovo botta e risposta tra consigliere di Progetto Atessa, Carmine Fioriti, e il gruppo di maggioranza “Uniti per Atessa” riguardo alla polemica sulle irrituali dimissioni dell’ex presidente del consiglio comunale.
Il consigliere conferma la propria volontà di non candidarsi alla guida del paese e di non essere “per nulla interessato alla candidatura ad alcuna carica nel Comune di nascita. Ma, avendo tempo a disposizione, anche nel rispondere alle cavolate, fa, comunque, presente che non lascerà nulla di intentato per partecipare attivamente a quel processo finalizzato alla sostituzione della maggioranza attuale con l’individuazione di un nuovo ed attivo gruppo dirigente che dovrà avere la sua peculiarità, udite udite, nella “PRESENZA” e nell’ascoltare i cittadini di qualsiasi parte o fazione, riparando, pur apparendo impresa ardua ed impossibile, ai guasti che si sono prodotti nel quinquennio da dimenticare.”
Poi il consigliere Fioriti si sofferma sull’annosa questione della validità delle dimissioni tornando a mostrare dubbi sull’interpretazione della norma data dall’amministrazione comunale e confermata dal prefetto di Chieti Armando Forgione.
“È che essa (riferendosi alla posta elettronica certificata), tecnicamente, garantisce solamente l’identità della casella di posta elettronica certificata da cui si riceve un messaggio e non il proprietario della stessa, - afferma Fioriti - ma vero è anche che, quando si sottoscrive un abbonamento ad una Pec, è necessario fornire precise documentazioni, che siano in grado di testimoniare l’identità del proprietario della casella di posta elettronica certificata.”
“La combinazione di questi due fattori – aggiunge il consigliere di Progetto Atessa - garantisce, perciò, l’identità del mittente di una Pec, fornendoci la certezza di aver ricevuto un messaggio inalterato, da una specifica persona e in un giorno e a un orario precisi”
Il consigliere invita l’amministrazione a visionare “le delibere di due, tra i tanti Comuni, che hanno accettato le dimissioni da consigliere via Pec senza alcun problema.” Portando a riferimento i casi dei comuni di Pandino (Cremona) e di Ostra (Ancona).
Il primo “ha accettato le dimissioni via Pec di un Consigliere ed ha provveduto alla surroga, con convocazione e direzione del consiglio comunale da parte del Vice Presidente – spiega il consigliere di progetto Atessa - Il Comune di Ostra (AN) ha fatto altrettanto, ma i lavori del consiglio sono stati diretti dal sindaco perché il regolamento del consiglio non prevede la figura del Presidente e del vice Presidente.”
Inoltre, Fioriti dice di essere in attesa di “alcuni ricorsi pendenti in materia, con le quali potremo fare maggiore chiarezza, ove ce ne fosse ancora bisogno. Se dovessero essere diverse dalle mie percezioni, avrò fatto anch’io la mia ‘figura’, ma la vostra resta assolutamente imparagonabile per entità e sproporzione.”
Dopodiché il consigliere di opposizione evidenzia come “il dottor Enrico Flocco ha convocato un numero rilevante di consigli comunali con la stessa firma (‘L’avviso di convocazione e l’ordine del giorno redatti in forma elettronica sono sottoscritti con firma digitale dal Presidente e/o dal Vice Presidente del Consiglio’) con cui ha presentato le dimissioni da consigliere e Presidente. Pertanto v’è assoluta certezza di chi ha inviato la Pec di dimissioni.”
“Infine, - conclude Fioriti - stando a quanto affermate che la Pec non dà la certezza della persona che la manda, per sillogismo, anche la convocazione del consiglio comunale, fatta via Pec, non avrebbe quelle certezze che dovrebbe avere e, pertanto, la prossima convocazione dovrà essere fatta con il “messo comunale”.
A stretto giro di posta è arrivata la replica di Uniti per Atessa tramite un post pubblicato su Facebook: “Consigliere Fioriti, siccome non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e non volendola inseguire nelle sue estenuanti dichiarazioni, le chiediamo, a questo punto, di rispondere soltanto a una domanda.”
“Lei - si legge nel post - dice di conoscere bene il dottor Forgione; a lui si è rivolto, insieme con il consigliere Falcone, dopo le dimissioni di Flocco, accusando il sindaco di non sappiamo quali presunte illegalità e scorrettezze per il ritardo nella convocazione del consiglio comunale che deve procedere alla surroga del dimissionario. Ebbene, consigliere Fioriti, il prefetto di Chieti, che lei conosce, ha risposto alla vostra nota e, in caso affermativo, che cosa ha scritto? Di grazia, risponda a questa semplice domanda.”
A metà pomeriggio è arrivata la contro risposta del consigliere Fioriti: “Non dovendo assolutamente imbrogliare, non ho difficoltà ad affermare che la Prefettura di Chieti ha risposto alla nota del sindaco, ed indirettamente a me ed a Falcone. La risposta non poteva che essere così perché c’è un parere del Ministero dell’Interno al riguardo che non riconosce la validità della PEC per le dimissioni da consigliere. Antiquato quanto si voglia, ma c’è!”
“Al riguardo, però, - chiarisce il consigliere - pendono in alcuni TAR ricorsi contro il non riconoscimento di alcune amministrazioni comunali delle dimissioni mandate via Pec ed in merito sono curioso di attenderne l’esito.
“Il mio intervento, più volte ribadito, - prosegue - tende a sottolineare il fatto che il “combinato disposto dell’art.38 del Tuel con le disposizioni relative all’attuale valenza giuridica della Pec”, potrebbero non essere in linea con quanto espresso dal Ministero dell’Interno. È una considerazione come tante in fatto di interpretazione dei disposti Tuel e come tale va rispettata, senza che da ciò si faccia, vergognosamente, supporre che vi sia una contrapposizione con quanto risposto dalla Prefettura. Vedremo come andrà a finire.”
“Ciò non toglie il fatto che sorgono inevitabilmente tanti dubbi sul ritardo con il quale avete chiesto al Prefetto il parere. E ciò non toglie che, al pari di altri Comuni, - termina Fioriti - potevate subito procedere alla surroga, sia perché il regolamento del Consiglio comunale di Atessa ha un proprio Vice Presidente e sia perché altri Comuni avevano fatto altrettanto senza perdere tempo e, soprattutto, senza incorrere in alcuna sanzione, essendo la volontà del dimissionario espressa in modo inequivocabile.”

