Il WWF Abruzzo denuncia una situazione fuori controllo e non più tollerabile dopo l’ennesimo incidente di caccia finito in tragedia nelle campagne abruzzesi. Un uomo originario di Gessopalena è stato ucciso, stando alle ricostruzioni da un colpo di fucile sparato da cacciatori che partecipavano a una battuta al cinghiale poco lontano da dove la vittima era in cerca di tartufi.
L’uomo è stato raggiunto al petto da un proiettile calibro 12 e a nulla sono valsi i soccorsi del 118. A rendere ancora più assurda la vicenda, la vittima portava con sé un fucile.
Solo pochi giorni pochi fa c’è stato un altro incidente a Montebello di Bertona. Un uomo, uscendo di casa, era stato ferito a una gamba da un colpo di fucile sparato da un anziano cacciatore a circa 200-250 m di distanza.
Secondo l’associazione le cause degli incidenti sono da ricercare "nel mancato rispetto delle distanze minime da strade e centri abitati (sono numerose le segnalazioni di pallini da caccia finiti a ridosso di abitazioni), dalla tendenza a sparare senza inquadrare con sicurezza il ‘bersaglio’, dalla pratica della braccata, un tipo di caccia tra le più cruente, che richiede comunque un grado di perizia maggiore e un’ottima conoscenza dell’habitat circostante e che può risultare ancora più rischiosa se praticata in zone frequentate da ‘civili’.”
“Continueremo sempre a sottolineare come la caccia sia per molti aspetti incompatibile con altre attività di fruizione degli spazi naturali – dichiara Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo. – È davvero assurdo che chi vuole fare un’escursione o una passeggiata in natura debba avere a che fare con persone armate che seminano piombo per le campagne e si debba preoccupare di non essere ferito o addirittura ucciso! Oggi gli ambienti naturali sono molto più frequentati rispetto a qualche decennio fa e molte persone amano vivere il contatto con la natura: tutto ciò è incompatibile con l’azione armata”.
Il WWF Abruzzo chiede di attuare con urgenza assoluta una serie di provvedimenti: incrementare l’attività di vigilanza, anche attraverso la nomina di nuove guardie volontarie delle associazioni di protezione ambientale; limitare l’uso di armi in grado di sparare a grandi distanze; effettuare maggiori verifiche sulle licenze di caccia, in particolare per le persone sopra i 65 anni di età; intensificare i controlli anche in ordine all’uso e alla detenzione di sostanze alcoliche prima e durante l’attività venatoria; vietare l’attività di caccia nei giorni festivi e nelle aree particolarmente frequentate da escursionisti e fruitori della natura.

