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L'Italia che lavora manifesta con dignità e rispetto, ma i media cercano solo il disordine. Il valore di chi protesta civilmente e il silenzio dei palazzi

Non possiamo accendere i motori, ma gli animi sono accesi: la forza della protesta civile contro l'indifferenza

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Il posto d'onore in questa mobilitazione appartiene a chi protesta civilmente, educatamente e con assoluta serenità. È l’Italia dei padroncini, degli autotrasportatori, degli agricoltori e delle famiglie che presidiano i piazzali con una dignità esemplare, parlando con rispetto e chiedendo solo ascolto. Eppure, il sistema informativo commette un errore imperdonabile: si occupa sempre e solo dei violenti, ignorando chi manifesta con educazione. Un cassonetto bruciato conquista l'apertura dei telegiornali, mentre migliaia di lavoratori che difendono pacificamente il proprio pane vengono cancellati dalla TV. È inaccettabile che un governo faccia finta di nulla e si nasconda dietro programmi futili, ignorando la compostezza di chi tiene in piedi l'economia e sperando che il silenzio dei media basti a spegnere i riflettori sulla realtà.

Questa mobilitazione è, in fondo, la più grande forma di protesta contro la guerra. Sono anni che si finanziano i conflitti inviando armi e miliardi all'Ucraina contro la Russia, invece di spingere fin da subito per la diplomazia e un patto di pace. Nel frattempo, ci si dimentica del nostro Paese, dove un livello di vita così opprimente non è più sostenibile e una spesa normale si mangia lo stipendio di una persona normale. Questa miopia ha spaccato la società, alimentando anche la rabbia dei più giovani. Gli studenti scendono in piazza stanchi di aule che cadono a pezzi, mentre i fondi pubblici prendono altre vie e le disuguaglianze sociali aumentano ogni giorno.

L'ipocrisia della narrazione ufficiale è intollerabile. Le istituzioni si indignano per quattro ragazzini che spaccano una vetrina, ma restano cieche davanti alla compostezza e al dolore silenzioso di chi ha prosciugato i risparmi di una vita lavorando in perdita. Si criminalizza il dissenso isolando i rari episodi di tensione per delegittimare la rivolta, rifiutandosi di dare spazio alla stragrande maggioranza che protesta civilmente, senza urlare, ma con ferma determinazione. Se i camion si fermano, tutto si blocca. La serenità di queste piazze non è debolezza, è la disperata dignità di chi chiede solo di sopravvivere. Finché la politica preferirà investire nelle bombe anziché nel lavoro e nella scuola, questi motori resteranno spenti. E l'eco di questa protesta civile farà tremare i palazzi più di qualunque schermo televisivo.

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