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Casoli. La rinascita di Cluviae parte dall'Associazione Laroma Antica

L'Associazione nasce nel 2018 dalla volontà di alcuni cittadini di recuperare l'antico sito archeologico presente a Piano Laroma

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In contrada Piano Laroma a Casoli c’è un tesoro storico e culturale sommerso, che aspetta di essere riscoperto da oltre un millennio; si tratta dell’antica città sannitico-carricina di Cluviae. Questo è l’obiettivo finale di un gruppo di cittadini casolani e palombaresi che nel 2018 ha fondato l’Associazione La Roma Antica.

Il sodalizio, presieduto dal presidente Danilo Giangiulio Giangiulio e dalla vicepresidente l’archeologa Marida De Menna, è nato dalla volontà di alcuni cittadini originari di Laroma, che negli anni 80 avevano seguito l’evoluzione degli scavi grazie dal lavoro del loro maestro di scuola elementare Mario Di Marino, di proteggere e tutelare quanto sia stato già fatto e proseguire gli scavi.

A questo gruppo si è unito una seconda comitiva di donne provenienti dalla vicina Palombaro e guidate dall’archeologa, dando così vita all’associazione.

La città di Cluviae è un antico insediamento di notevoli dimensioni, esteso in lunghezza per 680 m e con un perimetro di 1560, della tribù sannitica dei carricini. Un vero e proprio “municipium romano” di cui parlo lo storico romano Tito Livio già nel 311 a.C. e da Helvidio Prisco citato da Tacito. Insomma un’eredità storica certamente non trascurabile per i casolani.

Per questo, il primo obiettivo di Laroma Antica è tutelare le parti già visibili della città dall’incuria e dal trascorre del tempo. Adesso tutta l’attività del gruppo è concentrata sulla salvaguardia di un antichissimo mosaico che si trova nella cantina di un’abitazione di tre piani abbandonata.

La situazione drammatica, in cui versa la casa, sta mettendo in pericolo l’esistenza stessa dell’antico manufatto, sottoposto alla continua minaccia di caduta del solaio e delle parti sovrastanti dell’edificio.

La parte visitabile del mosaico, secondo il parere degli archeologi, è solo un quarto della sua originale estensione totale. Le altre parti, si pensa, che siano andate perdute nel tempo.

Sarebbe, quindi, un peccato enorme se quanto resta di visibile andasse a sua volta perduto. I volontari, quindi, stanno cercando, attraverso iniziative ed eventi come la tradizionale cena romana, di raccogliere i fondi per un primo intervento con lo scopo di coprire il tetto dell’edificio, evitando così le infiltrazioni d’acqua. Il secondo provvedimento, che Giangiulio e associati vogliono portare avanti è lo smantellamento totale del tetto e l’alleggerimento della struttura, così da scongiurare per sempre il pericolo.

L’antico abitato si estende una porzione di territorio molto vasta dove in passato erano presenti terreni agricoli e case, che difficilmente la popolazione avrebbe concesso per dare spazio agli scavi. Ora quelli stessi campi sono stati lasciati all’abbandono dagli eredi, quindi c’è la necessità di acquistare o espropriare quelle aree. 

Proprio qui sorgono i problemi burocratici, che l’associazione sta cercando di superare facendosi anche da intermediaria tra la popolazione e gli enti preposti come il comune di Casoli e la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Chieti.

Negli anni i ritrovamenti, fatti dagli agricoltori o da semplici contadini, sono stati molteplici ma, quando gli scopritori hanno avuto la sensibilità e l’accortezza di chiamare le autorità competenti, i reperti sono finiti per la maggior parte delle volte persi nelle cantine dei musei abruzzesi.

Ciò ha creato una sorta di sfiducia dei cittadini verso la Soprintendenza poiché hanno visto, così, il loro territorio depauperato delle proprie ricchezze storiche e artistiche. Ora, proprio sulla scia del lavoro di mediazione, si sta cercando di adibire alcune stanze del castello ducale di Casoli all’esposizione dei reperti ritrovati in questa località, arricchendo così le risorse turistiche del paese.

Secondo le ultime notizie, grazie ad un progetto della Soprintendenza in collaborazione con il comune, si procederà ad una ricognizione dell’intera area con il rinnovo dei vincoli e le dovute analisi delle zone interessate per alcuni saggi ed eventualmente per altri scavi.

“Quello che abbiamo, dobbiamo tenercelo stretto – afferma il presidente dell’associazione Danilo Giangiulio GiangiulioLe finalità dell’associazione è quella di dare visibilità a ciò che è stato già scoperto affinché si muova qualcosa e creare un’area dove portare i turisti, creando così una fonte di reddito per tutti.”

“L’idea è quella di raggruppare col tempo le tutte aree, dove è necessario effettuare gli scavi, e portare tutto alla luce.  – spiega infine Giangiulio - I problemi sono principalmente di natura burocratica, ma attraverso la nostra azione abbiamo messo in moto il comune e gli altri enti affinché ci aiutino a sbrogliare la matassa.”

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