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Robert Venturi, il più grande architetto del secondo 900, ha origini atessane

Studio condotto dall’Ingegnere Vincenzo Di Florio che ha ricostruito le informazioni che legano il famoso architetto alla città di Atessa

| di Redazione
| Categoria: Cultura
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Vincenzo Di Florio, ingegnere di Atessa e cultore della materia in Architettura Contemporanea presso la facoltà di Ingegneria all’Università dell’Aquila, ha ricostruito le informazioni biografiche che riguardano uno dei protagonisti dell’architettura moderna come Robert Venturi.

Uno studio che ha intrecciato le numerose biografie e le ricerche condotte presso l’Archivio Comunale di Atessa, ma anche grazie a colloqui con amici italiani della famiglia Venturi e con storici che lo hanno intervistato. Un approfondimento necessario che mette in luce un legame importante e aggiunge un tassello alla nostra cultura locale.

“Agli uomini illustri di origini atessane, non possiamo non aggiungere Robert Venturi, architetto e teorico dell’architettura, celeberrimo esponente della corrente post moderna: unanimemente riconosciuto uno dei principali protagonisti dell’architettura nel secondo Novecento è definito, dallo storico Vincent Scully, il più grande architetto dopo Le Corbusier.” scrive Di Florio che ricostruisce tutta la vicenda biografica - Architetto statunitense, Robert Charles Venturi, chiamato semplicemente Bob, nasce a Filadelfia il 25 giugno 1925  da una famiglia di origine atessana: suo padre, Roberto Carlo Alfredo, era nato il 15 novembre 1880 in Atessa da Domenico e da Maria Rosaria Vitullli, in una piccola abitazione in via Salita Castello nel quartiere storico di Santa Croce. Roberto Carlo Alfredo era il primo di quattro figli tutti nati ad Atessa:  Adele Chiara Verginia (11.08.1883), Antonio Luzio Eduardo (25.09.1887) e Annina Teresa Maria (26.07.1890); la famiglia Venturi emigra in America nel 1891. Domenico Venturi, muratore, arrivato a Filadelfia, si dedica al commercio di prodotti ortofrutticoli.

La prematura scomparsa del padre induce il giovane Roberto ad abbandonare gli studi di architettura e a rimpiazzarlo nell’attività di famiglia; nel 1924 sposa Giovanna Luisi, detta Vanna, di religione quacquera, femminista e di idee socialiste, nata a Washington nel 1893 da genitori originari di Foggia. Si stabiliscono a Upper Darby, piccolo comune dell’area occidentale di Filadelfia.

Le buone condizioni economiche della famiglia consentono a Robert di frequentare scuole rinomate come l’Episcopale Academy; per agevolare questa frequenza la famiglia Venturi si trasferisce nel quartiere di Rosemont di Filadelfia.

La passione dei genitori per tutto ciò che è arte, un forte interesse per la storia e l’architettura e una sua forte propensione per il disegno, precocemente manifestata, portarono Robert a iscriversi alla facoltà di architettura nella prestigiosa Università di Princeton ove nel 1947 consegue il titolo di Bachelor of Art.

Nel 1950 consegue, sempre alle Princeton University, il  Master di fine Arts, quindi segue un periodo di tirocinio professionale che gli consente di frequentare studi di architettura prestigiosi e di entrare in contatto diretto con architetti famosi come Eero Sarinen, Oscar Storonov  e Louis Kahn, quest’ultima una figura importante, per le riflessioni teoriche e  storico - progettuali sviluppate successivamente.

Nel 1952 i genitori del Nostro visitano l'Italia. Mentre del loro viaggio si ha certezza, è solo ipotizzabile che il padre abbia voluto visitare Atessa, suo paese natale.

La vincita del Roma Prize, una borsa per un periodo di studi presso l’America Accademy di Roma, permette al Venturi di tornare in Italia e di soggiornarvi per due anni; il periodo trascorso a Roma tra il 1954 e il 1956 consente al giovane e promettente architetto di avere una conoscenza diretta dell’architettura manierista e barocca italiana, quella che più lo interessa, e di scoprire personaggi controversi come Brasini e Moretti.

Durante questo biennio sono numerosi i viaggi del giovane borsista sul territorio italiano: il tour in Abruzzo, molto sollecitato dai genitori, risale al febbraio del 1955  e lo porterà fino ad Atessa. Per Robert, affascinato dalle chiese romaniche, quello in Abruzzo è un viaggio esplorativo attraverso l’architettura vernacolare abruzzese e nello stesso tempo una presa di coscienza anche delle condizioni economiche di estrema arretratezza delle popolazioni locali. Tornerà in Atessa nella primavera del ‘56, di ritorno da un viaggio che aveva organizzato per conoscere Matera e per rivisitare la città di Lecce e il suo barocco.

 Ritornerà all’ Accademia Americana a Roma dopo dieci anni ma come “architects in residence”.

A partire dagli anni ’60, dopo la scomparsa del padre avvenuta nel ’59, dopo aver lavorato presso lo studio di Louis Kahn, Robert Venturi ritorna a vivere a Filadelfia ove insieme alla moglie Denise Scott Brown, un architetto-urbanista di origine sud africana, e Steven Izenour apr uno studio, successivamente denominato VSBA, la cui attività professionale prosegue ancora oggi.

In questi anni Venturi, Scott Brown e Izenour hanno collaborato anche nella ricerca e nell’insegnamento presso la facoltà di architettura dell’Università della Pennsylvania e all’Università di Yale. Sono coautori di due veri e propri trattati di architettura moderna: Complessità e contraddizione in architettura (1966) e dell’inatteso quanto sorprendente Imparare da Las Vegas (1972).

Tra le innumerevoli opere, che danno conto della lunga e intensa attività professionale, si ricordano la Vanna house (1962), la casa che Venturi progettò e realizzò per la madre, e la Guild house (1964), opere, queste, presto riconosciute come veri e propri manifesti dell’architettura postmoderna.

Negli anni ‘80 in occasione di un viaggio in Italia la famiglia Venturi tornerà ad Atessa. Brevi soggiorni e viaggi turistici in piccoli paesi dell’Abruzzo e della Puglia consentono a Robert di entrare in contatto anche con la realtà e la cultura della provincia italiana dei suoi avi.

Lo studio VSBA ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti: in particolare Venturi è stato insignito nel 1991 del premio Pritzker Price, il “nobel” dell’architettura, riconoscimento assegnato solo nel 2016 dopo un lunghissimo dibattito, anche alla moglie Denise Scott Brown". 

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