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No a Ciaf e Di Nizio, il 19 maggio la manifestazione contro gli impianti di rifiuti pericolosi

La marcia partirà alle ore 10 attraversando la zona industriale. Hanno aderito 40 sindaci, associazioni ambientaliste, forze politiche e sindacati

| di Francesca Stefano
| Categoria: Attualità
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Posizione comune e adesioni che continuano a crescere, sabato 19 maggio a manifestare il no alla Ciaf e a l’impianto di smaltimento rifiuti sanitari della Di Nizio in Val di Sangro saranno le associazioni, circa 40 sindaci, amministratori e rappresentanti regionali, sindacati e forze politiche. L'appello alla manifestazione è rivolto a tutti i cittadini, la risposta compatta di un territorio che pensa alla salute, al proprio benessere e al lavoro contro scelte che possano essere dannose per la Val di Sangro e non solo.

A dirlo sono stati ancora una volta i sindaci e le associazioni presenti questa mattina nel corso della conferenza stampa tenutasi ad Atessa. Accanto al Sindaco di Atessa Giulio Borrelli anche il sindaco di Altino Vincenzo Muratelli, il sindaco di Tornareccio Remo Fioriti, il sindaco di Perano Gianni Bellisario e il vice sindaco di Lanciano Giacinto Verna in rappresentanza del comitato permanente in difesa del territorio.

Oltre a loro anche Rebecca Virtù per Legambiente e Giuseppe Masilli per Cai Atessa, a rappresentare le diverse associazioni che proprio in questi giorni hanno promosso una serie di incontri sul territorio.

Sabato il corteo prenderà il via alle ore 10.00 in Contrada Saletti vicino alla "Locanda della luna", nel luogo in cui dovrebbe sorgere l’impianto della Di Nizio, e attraverserà tutto il cuore della zona industriale fino a Piazza Abruzzo vicino alla Ciaf, un corteo che simbolicamente unisce i due impianti.

Manifestare per salvare il territorio, diversi i punti contestati tra cui l’incompatibilità di localizzazione degli impianti in un’area in cui persistono abitazioni e locali commerciali e poca chiarezza sulla destinazione dei rifiuti prodotti dall’impianto di sterilizzazione per quanto riguarda la proposta avanzata dalla Società Di Nizio, a cui si aggiungono problemi che riguardano la possibile e più imminente riapertura della Ciaf per la quale ci sarebbe ancora un’autorizzazione in fase di esame dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

Preoccupa il contesto ambientale, ha spiegato il sindaco di Atessa Giulio Borrelli “gli impianti non sono compatibili con la situazione attuale della nostra valle che si è sviluppata sulla base di un’industria meccanica, metalmeccanica e di ingegneristica avanzata, un tipo di caratterizzazione industriale che è incompatibile con questo altro tipo di attività”. Gli impianti determinerebbero infatti un appesantimento delle condizioni della situazione attuale dell’acqua e dell’aria per quello che riguarda l’emissione di polveri sottili, in un contesto in cui è evidente un equilibrio tra industrie, attività commerciali e urbanizzazione. No alla valle dei rifiuti pericolosi, “Ci vuole una programmazione seria su questo tipo di impianti – ancora le parole del Sindaco Borrelli – e non può essere affidato a questo tipo di richieste e alle iniziative di singole imprese. Non dobbiamo scegliere se morire di fame senza lavoro o morire avvelenati, dobbiamo avere un’economia sostenibile ed è questo che abbiamo detto come amministratori”.

Da diverso tempo esiste un tavolo di lavoro permanente tra associazioni ambientaliste e amministrazioni “Questo è il momento di scegliere la salute, lavoro pulito e industria ecosostenibile, - le parole di Rebecca Virtù di Legambiente Atessa– come associazioni stiamo sostenendo con forza l’idea di un ecodistretto industriale, sperando possano essere messe in atto politiche ecosostenibili in Val di Sangro in modo da far diventare la nostra area industriale un fiore all’occhiello dell’innovazione in Abruzzo e non solo.”

Tutelare il territorio, tipicità e sviluppo turistico del territorio proteggendolo da questo tipo di impianti, queste le parole e la scelta dei sindaci pronti a sfilare con la fascia tricolore, una posizione comune affinché si possa scegliere di fare territorio insieme anche su queste tematiche, per una rivoluzione culturale che tenga alla base principi che tutelino al salute dei cittadini e con essa il lavoro pulito.

 

 

Francesca Stefano

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