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Atessa: via alla mobilitazione contro impianti di rifiuti pericolosi

Primo tavolo di lavoro in Comune con le associazioni ambientaliste, comitati e cittadini

| di Redazione
| Categoria: Ambiente
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ATESSA – Dopo l’allarme lanciato sulla possibile riapertura della Ciaf, è partita subito la mobilitazione per dire “no” agli impianti di rifiuti pericolosi sul territorio di Atessa. Solo qualche giorno fa infatti, il primo cittadino ha espresso parere contrario alla Regione sulla possibilità di tale progetto nella zona della Val di Sangro, motivo per il quale è stato convocato il prossimo 18 aprile anche il Comitato dei Sindaci per la salvaguardia del territorio. Una scelta del Sindaco Borrelli che arriva dopo il no ad un altro impianto per rifiuti sanitari a rischio infettivo della ditta Eugenio Di Nizio di Mafalda la cui proposta di realizzazione interesserebbe proprio la Val di Sangro.

Ieri pomeriggio il primo incontro in Comune, convocato dal Sindaco Giulio Borrelli e sollecitato da associazioni ambientaliste e comitati che operano sul territorio, allarmati per quanto sta accadendo. A partecipare all’incontro anche Pasquale Zaccardi, assessore all'Ambiente del Comune di Atessa e il consigliere Antonio Campitelli, che si occupa di Protezione civile.

“La situazione – le parole del Sindaco Borrelli –  è allarmante. Nei giorni scorsi in municipio sono venuti due tecnici della ex Maio.Com, ora Ecoeridania, comunicando l'intenzione dell'azienda di riattivare la Ciaf che, da queste parti, evoca situazioni angosciose. Bisogna capire – ha spiegato Borrelli – il rischio che rappresentano la attivazione della Di Nizio e la riattivazione della Ciaf  per l'intera Val di Sangro. Si tratta di strutture incompatibili con l'attuale sviluppo e con la Zes (Zona economica speciale) su cui stiamo lavorando per creare occupazione e nuove opportunità, legate al territorio".

Una posizione chiara quella dell'amministrazione e delle associazioni che sono già pronte alla mobilitazione in difesa del territorio “Mentre è in corso la procedura di autorizzazione per un impianto di trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione, con adiacente deposito per rifiuti pericolosi e non pericolosi, come previsto dal progetto della ditta Di Nizio di Mafalda - hanno evidenziato, congiuntamente, le diverse associazioni che hanno partecipato all'incontro - si pensa di riaprire, a pochi chilometri, l’impianto Ciaf , che già in passato ha creato gravi danni ambientali, rilevati dalle indagini dell'Arta, con inquinamento atmosferico, per valori oltre i limiti degli inquinanti aromatici; e con inquinamento dei pozzi, con presenza di metalli pesanti nelle acque. Restano, inoltre, le perplessità di fronte alle carenze dell’impianto, che negli anni più volte le associazioni avevano denunciato: le tipologie di rifiuti tossico-nocivi che possono essere smaltite necessitano di tecnologie e impianti di cui l’azienda non disponeva nel 2003 e non dispone ovviamente oggi. Le indagini tristemente note della magistratura hanno dimostrato che i dubbi sulla capacità di smaltimento di rifiuti nocivi dell’impianto, sollevati negli anni dalle associazioni ambientaliste, erano più che fondati”.

Il primo incontro utile per creare un tavolo tecnico che porrà l’interesse sulla questione, una mobilitazione aperta che possa includere tutte le associazioni e i cittadini “in modo che le iniziative che verranno prossimamente intraprese, a tutela dell'ambiente e della salute pubblica, siano concordate e coordinate con tutti i gruppi che vogliono impegnarsi in questa battaglia”.

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